Chiacchiere di cucina

Con qualche espressione colorita e gustosa della cucina

Cari amici, anche se non si prevedono pranzi luculliani e cenoni pantagruelici in questo tranquillo mese di novembre, mi sembra che la cucina s’imponga come argomento essenziale in questo editoriale, che ha già trattato in passato della mentalità italiana e, in particolare, dei trucchi per far finta di essere un italiano vero1. Potrei aggiungere una voce a quell’articolo: parlate di cucina più che potete. Infatti, parlare di cucina è un tratto distintivo di ogni italiano o italiana che si rispetti.
Non si tratta solo di confrontare con altri cuochi provetti i propri virtuosismi ai fornelli (anche), ma proprio di dedicare una buona percentuale della nostra giornata e delle nostre conversazioni telefoniche a parlare di mangiare e bere: diciamo circa il 40% del nostro tempo libero, senza esagerare? 
Certo, bisogna che l’altra persona dia corda. Perché di cucina, non è possibile parlare da soli! I monologhi culinari sono altrettanto tristi che un pasto consumato in solitudine. Lo si nota nelle conversazioni telefoniche con mamme, papà, fratelli, sorelle, cognate, o anche amiche di lunga data, con cui si finisce sempre per parlare di cucina. Penso alle telefonate con la mia amica Valentina, veneziana ma che abita in Francia, con la quale slittiamo sempre, immancabilmente, sull’argomento CIBO (parola che qui non mi sembra adatta; meglio sarebbe dire BUONA CUCINA).
Valentina – Sai, l’altro giorno ho organizzato per i colleghi un aperitivo con gli stuzzichini veneziani. È piaciuto moltissimo. Mi chiedo se non devo lasciare il lavoro per aprire un ristorante2 Chiara – Davvero? E cos’hai fatto di buono? Valentina – I polipetti, le sarde in saor, le cicale di mare,… Chiara – Ah, le sarde in saor, quanto le lasci marinare, tu? Valentina – Molto, molto, io le metto a marinare per tutta la notte. Devono impregnarsi di aceto ma poi perdere anche l’acidità. È un procedimento lungo. Chiara – Sì, anche la caponata3si fa il giorno prima, per lo stesso motivo. Ma dimmi, piuttosto, le cicale di mare le trovi a Lione? Valentina – Noooo, figurati, neanche per sogno. Me le ha portate Fabrizio direttamente da Rialto!
Il piacere di parlare di prelibatezze è in effetti inferiore solo al piacere di assaggiarle. Quando proprio questo non è possibile, allora la chiacchiera ci aiuta a pregustare il momento, facendo venire la sacrosanta acquolina in bocca. Se il discorso di Valentina si riferiva a una scorpacciata già avvenuta, infatti, funziona anche perfettamente al contrario, per anticipare un pranzo che ci aspetta. Il piacere di scegliere il menu, valutando i pro e i contro di una pietanza, per esempio, mi sembra indicativo:

Driiiin
Chiara – Ciao mamma, come va? Mamma – Non c’è male, dai. Ma dimmi, qual buon vento?
Chiara – Senti, abbiamo invitato i nostri amici napoletani a cena e vorrei fare una bella cena ligure, ma non sempre pasta col pesto!
Mamma – Vuoi fargli una bella torta pasqualina o la focaccia di Recco? Però guarda che devi usare la prescinsoea4, e non (con tono disgustato) lo stracchino! Chiara – Lo so, mamma, ma dove vuoi che la trovi, la prescinsoea a Bruxelles? Mamma, pensavo piuttosto alla cima alla genovese. Sai? Quella che fa così bene la zia Marisa.
Mamma – La cima? (con tono scandalizzato) Ma che dici: è un lavoraccio! Chiara – Eh, immagino, ma ho un po’ di tempo sabato pomeriggio.
Mamma – No, davvero. Ti metti in cucina per 24 ore difilato, ti assicuro. Già con la vita convulsa che fai?, ci manca anche la cima!

Insomma, le nostre conversazioni con amici e familiari sono spesso imperniate sul discorso della cucina. Non so se gli italiani che mi leggono sono d’accordo con me, ma condividere una ricetta di cucina permette di lenire la nostalgia di casa, provoca un piacere quasi fisico (assaporare un piatto squisito non è già un po’ iniziare a mangiarlo?) e ci fa esprimere le nostre opinioni, anche se, a volte, entrano in contrasto con quelle dell’altro. La conversazione può infatti diventare discussione e poi vero e proprio conflitto su un punto culinario di discordia: Savoiardi o pavesini nel tiramisù? Lasagne con o senza prosciutto? Pecorino o parmigiano nel pesto? Carne al sangue o rosa nella tagliata?
Certo, se ne può discutere per ore, ma ricordatevi: non vale la pena litigare con un amico per una questione di cucina. Meglio finire a tarallucci e vino.
Buon mese di novembre a tutti!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...