Sbalzi di temperatura

Con una pioggia di vocaboli meteorologici

Cari amici,

permettetemi di scrivere un editoriale un po’ più corto del solito, visto che ho già scritto un luuuuungo arti-colo sul mio viaggio in Veneto, che troverete nelle pagine successive e che – spero – leggerete. Una cosa, pe-rò, vorrei dirla in questo editoriale: da 11 anni abito a Bruxelles, da 21 anni nel Nord-Europa (dal punto di vi-sta di noi italiani), e non mi sono ancora abituata agli sbalzi di temperatura.

 

Badate bene, non si tratta di abituarsi al freddo barbino che si sente in gennaio (secondo me, di gran lunga più freddo di dicembre) né di scordarsi definitivamente i tre mesi filati di sole non-stop, che rimarranno per sempre legati ai miei ricordi d’infanzia (“Ah! Se almeno venisse un acquazzone!” soleva ripetere la mamma sudando nell’afa estiva) ma si tratta invece di equipaggiarsi per gli sbalzi di 10, 15 o addirittura di 20 gradi (lo giuro! L’ho vissuto sulla mia pelle!) che si possono manifestare, da un giorno all’altro, in Belgio.

 

Non voglio qui affermare che l’estate è molto più afosa in Italia (come sa bene Francesco, che non sopporta la calura e sta bene in Belgio, beato lui) e che anche l’inverno è più mite in Italia. Certo, questo è risaputo. No, vorrei parlare qui dei capricci del termometro che, se un giorno segna 27° C, capace che il giorno dopo scende a 11° C senza neanche chiedere il permesso. E tutti sembrano accettarlo con rassegnazione, fatali-smo o anzi – meglio ancora – un’assuefazione secolare.

 

Ma noi italiani, no! Noi non siamo abituati. Dopo una giornata afosa fino allo stillicidio, pensiamo: “Ah, final-mente è arrivata l’estate” e, la mattina dopo, ecco che ci infiliamo vestiti a fiori e i sandaletti, appena in tem-po per prendere la bufera che viene dalla Siberia a innaffiarci con… la grandine.

 

La grandine in maggio ? possibile? dice una vocina in fondo in fondo alla nostra coscienza…

 

Ma com’è possibile? (Ci diciamo) Ieri si soffocava e adesso, tutti con l’ombrello e gli stivali di gomma… Ma co-me fanno i nostri amici belgi a saperlo in anticipo, a prevederlo sempre, senza ombra di dubbio?

 

Quante volte ho mandato le bambine a scuola vestite con tute da sci e scarponi, per riprenderle quasi li-quefatte dal sol leone che batteva spietato sul cortile della scuola oppure, al contrario, mezze nude coperte solo da un prendisole a fiori e calzate di sandali, per poi preoccuparmi verso le 11 di mattina, davanti a un cielo plumbeo e ai nuvoloni neri che si avvicinavano minacciosi. Ma come ho fatto a non capirlo! Perché non ho dato loro almeno la giacca a vento! E perché le compagne di scuola, invece, erano vestite di tutto punto, pronte per sopportare i capricci del tempo meteorologico?

 

Anch’io ho provato ad ascoltare le previsioni del tempo, a consultarle con frenesia sul telefonino, a chiedere ai miei studenti che hanno più esperienza di me… Niente da fare, cado nel tranello ad ogni nuovo sbalzo del-la temperatura. Gli stagisti che vengono dall’Italia mi danno ragione – magra consolazione – confermandomi che in Italia non succede mai. Certo, un temporale può far abbassare le lineette del termometro di qualche grado anche in Italia (anzi, è il refrigerio estivo più atteso), ma non certo di dieci o quindici gradi in un colpo solo!

 

E soprattutto, come fate voi autoctoni a prevederlo? Come potete vestire i bambini sempre con i vestiti giu-sti e anche le scarpe adatte? Avete forse una sfera di cristallo per conoscere in anticipo gli sbalzi di tempe-ratura, che proprio in questi mesi mi colgono impreparata? Se conoscete un segreto o un trucco, ditemelo, vi prego!

 

Buon mese di giugno-luglio a tutti!

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