Art Deco nel cuore di Milano

La Villa Necchi Campiglio

foto e testo di Chiara

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Ho deciso di affrontare un’afosa giornata di agosto per scoprire un gioiello degli anni Trenta restaurato dal FAI, nella mia città, la Villa Necchi Campiglio. Sapevo che aveva un parco splendido e che si trovava in via Mozart, il che mi garantiva di un po’ di refrigerio naturale contro quei 37° che, se si sopportano ancora in località marine, sono davvero pesanti in città. Scendendo con la metro a Palestro, mi sono avviata per quel quartiere incantato di Milano, che fin da bambina mi affascinava, con i suoi giardini segreti in cui passeggiano i fenicotteri, e le sue ville patrizie (nel palazzo Serbelloni, alias Circolo della Stampa, si erano incontrati i miei genitori a una festa…).

Già dall’ingresso sembra al visitatore di tuffarsi in un altro mondo, un’oasi di pace, di natura e di arte situata proprio nel cuore di Milano. In effetti, un vialetto di ingresso costeggiato di piante e di ortaggi, immette nella portineria della villa, tagliando fuori il traffico e la frenesia del corso di Porta Venezia, a due passi dal quartiere della moda.

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La villa Necchi Campiglio, capolavoro dell’architetto Piero Portaluppi, fu ordinata dalle sorelle Nedda e Gigina Necchi, quest’ultima sposata ad Angelo Campiglio. Era una ricca famiglia di industriali di Pavia che si era trasferita nel capoluogo e voleva una villa all’altezza dei suoi bisogni. Portaluppi, architetto assai rinomato a quei tempi, non doveva badare a spese per realizzare la dimora, l’arredamento e il parco: mescolò uno stile di architettura europeo, improntato all’art déco e a spunti minimalistici, a un criterio di funzionalità molto moderno.

All’interno, l’intervento del Portaluppi si nota non solo nella distribuzione degli spazi e nell’ariosità della villa, ma anche nei dettagli: le porte scorrevoli, le belle librerie del salone (tuttora modernissime), i termosifoni e le loro coperture, i pavimenti, le sale da bagno, gli armadi a muro discreti e funzionali. Anche se nel Dopoguerra i Necchi Capiglio ingaggiarono un altro architetto per conferire all’arredo una nota più antica e preziosa, con arazzi e mobilia settecentesca (peccato!), è ancora possibile riconoscere l’impronta sobria ed essenziale del primo architetto in molti locali, tra cui il salone, appunto, ma anche la veranda, l’atrio con scalinata centrale, l’ufficio di Campiglio e gli spazi della servitù.

L’architetto si occupò anche dello splendido parco con un campo da tennis e, soprattutto, la prima piscina all’aperto riscaldata di Milano: realizzazione all’avanguardia, che l’architetto avrebbe preferito spostare al lato della dimora, ma che i suoi committenti vollero proprio davanti alla facciata d’onore. Oggi, le due splendide magnolie centenarie e il portico verdeggiante conferiscono più naturalezza a questa piscina che effettivamente non passa inosservata.

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Oltre agli interni e agli arredi, la villa è ricca di opere d’arte provenienti da altre donazioni. Potrete così ammirare dipinti di Morandi, Casorati, Savinio, De Chirico, Sironi e sculture di grande interesse che rendono la visita ancora più piacevole. Ma l’Italia è piena di pinacoteche e di musei: permettetemi quindi di dire che non è questo, secondo me, a conferire il fascino che si sprigiona da questo luogo.

Oltre all’impegno magistrale dell’architetto Piero Portaluppi, che ha sicuramente superato se stesso, quello che mi sembra interessante è che la villa abbia conservato il suo aspetto di abitazione, ricca ed elegante, certo, ma comunque abitazione: i proprietari hanno vissuto qui fino al 2001, cedendo poi la villa così com’era al FAI ed è per questo che troviamo ancora gli abiti, le borse e i foulard di Nedda nel suo guardaroba, i fucili di Angelo conservati in un’apposita stanzetta, i servizi Richard Ginori ben esposti nel locale di servizio adiacente alla sala da pranzo, le foto di famiglia sui tavolini, la stanza della governante rimasta come se lei ne fosse appena uscita… Passando da una stanza all’altra abbiamo l’impressione di vedere come si svolgeva la vita quotidiana in casa Necchi Campiglio, anche se non ci sono più i loro gatti in giardino e vi si incontrano invece visitatori di tutte le lingue (la visita guidata è in italiano o in inglese). Insomma, se siete per alcuni giorni a Milano, vale la pena fare un salto in questo bel luogo magico che ricorda senz’altro i palazzi Art Déco di Bruxelles, ma che, in più, è immerso in una lussureggiante vegetazione mediterranea.

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