Come scegliere una buona pizzeria

Con alcune gustose espressioni

Cari amici,

sarà successo anche a voi di trovarvi in una città italiana invasa dalle orde di turisti (anche noi, siamo turisti, d’accordo, ma diversi, più consapevoli, più integrati, più critici, più… L) e, dopo una visita a un museo, di dover cercare una pizzeria all’una proprio con un rabbioso sole che ci picchia in testa. Solo fino a un certo punto aiuta la “tattica del topolino”, come diciamo in famiglia, che consiste nel camminare rasente i muri per sfruttare la poca ombra rimasta… a un certo punto, infatti, occorre decidersi ad entrare in un locale, per non rischiare un colpo di sole o una crisi di ipoglicemia. Infatti, nonostante la calura, si ha ancora fame! Incredibile ma vero.

Si sogna quindi di addentare una buona pizza, fresca fresca (cioè calda calda), magari arricchita da pomodorini ciliegia, rucola appena colta, mozzarella di bufala campana, accompagnata da un bottiglione di acqua frizzante o da una bella birra… i nostri bisogni sono talmente presenti che non appena ne vediamo una, siamo tentati di entrarci subito. Ma non per questo dobbiamo scegliere una pizzeria qualsiasi! State attenti, alle ragnatele turistiche!

Sull’itinerario turistico più battuto, le pizzerie sono in bella mostra, troppo, davvero troppo accessibili, tanto più che sbandierano menu con fotografie scolorite dal sole di cui bisogna diffidare! Diffidate dei menu con immagini, almeno in Italia – non so se i miei colleghi concordano con questa mia opinione, ma personalmente sono convinta che un ristorante-pizzeria che si rispetti non deve mostrare foto dei piatti proposti. Cercate quindi localini un po’ più discreti, nascosti alle rotte turistiche, non piazzati difronte a monumenti famosi né sulla strada per arrivarci, che sia Roma, Venezia, Firenze, Siena, Napoli, non importa! A volte basta infilarsi in una piccola traversa tranquilla e seguire l’istinto… (ma anche l’olfatto, se un bel profumino arriva da dietro la curva….).

Altra cosa da evitare come la peste: il ragno. Se la pizzeria è la ragnatela, come si diceva sopra, un cameriere o un buttafuori (si usa per le discoteche, scusate il cambiamento di contesto) che si colloca accanto al menu per potervi invitare dentro, anzi irretire, sedurre, catturare, imprigionare… dicendovi cose come “Very good pizza”, “good prices”, “terrace with view”. Non accettate mai questi inviti pelosi, ma scappate lontano senza neppure voltarvi a guardare la terrazza – la quale magari, ai vostri piedi stanchi e alla gola assettata, sembra pure allettante.

Fu così che con la mia famiglia fummo catturati un giorno da una piacevole cameriera armata di menu policromi formato A3, la quale, dopo averci irretito con grandi sorrisi a 36 denti, ci portò in un buco puzzolente, pieno di mosche morte e con le tovaglie chiazzate di pomodoro dai clienti precedenti, dove per giunta una pizza costava una fortuna – mentre conosciamo tutti i prezzi giusti in Italia. Scappammo a gambe levate da quel luogo adducendo come scusa che la nostra figlia minore soffre di aracnofobia (dimenticavo di dirvi che, oltre alle mosche morte, c’erano molti ragni vivi e vegeti).

La pizzeria giusta va scelta con criterio. Solo così la pausa sarà fruttuosa e soddisfacente, e ci lascerà in bocca il sapore di un buon pranzetto gustoso senza amarezze né di qualità né di trattamento né tantomeno di conto. Alcuni di voi, super connessi e tecnologicamente equipaggiati, si lanceranno in ricerche su tripadvisor o altri siti, in modo da scovare posti che altrimenti non sarebbero facilmente accessibili. Perché no? Ma, in questo caso, fate attenzione ai giudizi troppo positivi o troppo negativi, insomma estremi, e accontentatevi della media. Una volta, in un ristorante slow-food molto alla mano, con grandi tavoloni di legno conviviali, leggemmo un giudizio spietato lasciato da una coppietta che voleva appartarsi e cenare… a lume di candela! Un’altra volta, un pizzaiolo che ci aveva servito una pizza squisita, ci raccontò che i suoi due concorrenti della stessa strada si erano messi d’accordo per fregarlo, pregando tutti i loro amici e conoscenti di esprimere su internet un giudizio negativo su di lui. Pugnalata alle spalle, concorrenza sleale! (fu una delle poche volte che scrissi anch’io un giudizio, per compensare).

Vi ricordo anche la bellissima abitudine molto italiana – ma non solo italiana – di chiedere consiglio agli abitanti e alle persone che vivono nella città, badando che non abbiano interessi “diretti” nella vostra scelta. Un farmacista che deve andare tutti i giorni a mangiare nella pausa-pranzo, per esempio, saprà consigliarvi bene, ma anche una passante con le borse della spesa non avrà nessuna voglia di indicarvi un locale tetro e costoso. Tenete presente, infatti, che gli Italiani ci tengono a fare “bella figura”, anche con gli sconosciuti.

E l’ultimo consiglio che vi do, come sempre: parlate italiano! Anche se avete appena finito il corso A1, riuscirete a chiedere: “Scusi signore/signora, conosce una buona pizzeria qui vicino?”.

Quando avrete superato tutti questi ostacoli, e sarete arrivati in una vera pizzeria tipicamente italiana, potrete gustare una buona pizza e deliziarvi di una pasta fatta in casa, con ingredienti genuini e saporiti. Anche noi, dopo il periplo delle ragnatele turistiche a Siena, capitammo bene, molto bene: nella squisita Pizzeria alla Scaletta. Un posto in cui si mangia benissimo, che non avremmo forse mai notato, ma che ci fu consigliato dai Senesi stessi.

Grazie al pizzaiolo inventivo e alla dolcissima cameriera! Chissà se leggeranno questo editoriale, un giorno?

Buon mese di agosto a tutti!

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