Lo sguardo giapponese

di Francine (corso “Giro del 900”)

È sempre difficile parlare di un viaggio: lo vedo come un’esperienza personale e intima. Però, dopo un po’ di tempo, nascono, sorgono alcuni temi che possono essere trasmessi con entusiasmo!

Recentemente, in Giappone, sono stata meravigliata per lo sguardo della gente; la loro concentrazione è particolarmente impressionante: per esempio, il tempo passato prima di fare una foto nella natura o a contemplare stampe o vasi di ceramica in una mostra, o ancora a godere della vista di un piatto prima di gustarlo.

Non si può separare la concentrazione dello sguardo dalla ricerca della bellezza, che è un tratto molto antico nella cultura; desidero però aggiungere che, in Giappone, la bellezza è legata profondamente a una ricerca di semplicità, di spogliamento che apre alla contemplazione.

Lo sguardo più impressionante, l’ho scoperto nei giardini. Là, si tocca veramente l’anima nipponica. (In linea di massima, ci sono due tipi di giardini: i secchi con pietre, muschi e sabbia rastrellata secondo diverse forme dai monaci. Ho letto che esistono più di 300 parole per designare muschi! E i giardini umidi, con bella vegetazione e diversi tipi di acqua: laghi, bacini con grossi pesci o cascate, pietre e muschi, naturalmente!).

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L’atmosfera è tutta calma (anche se c’è molta gente), si cammina lentamente, non si tocca niente e si guarda intensamente senza muoversi. Nei giardini secchi e più piccoli dei monasteri, si siede davanti al giardino di pietre e ci si lascia contemplare. Nei grandi spazi, gli alberi ricevono molte cure: i rami dei più vecchi o fragili riposano su centinaia di tutori; si taglia la forma del ramo dei pini ago per ago, sempre per la vista; altri si tagliano in forma di nuvole. Per proteggere gli alberi dalla neve che può essere troppo pesante i giardinieri appendono alcuni rami bassi con corde legate a un palo centrale: l’impressione è molto bella.

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Attualmente, devo ammettere che in generale e a prima vista, le città non sono molto belle, (edifici di tutte le forme e dimensioni, molto cemento, cavalcavia che attraversano le grandi strade…) perché la popolazione del paese è molto densa sopra una superficie stretta tra montagne e mare. Così, per scoprire e godere della bellezza, si deve gironzolare nei piccoli quartieri, guardare le cose più usuali del quotidiano nei negozi e camminare nei giardini (pubblici, dei templi o dei monasteri).

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Per sentire ancora una volta questo sguardo legato alla semplicità, allo spogliamento, si può fare l’esperienza di dormire nei ryokan, che sono alberghi tradizionali. Lo spazio, quasi vuoto, con angoli dritti, permette di gustare i colori quasi vegetali dei muri e naturalmente dei tatami e, con una tazza di tè, scoprire un piccolo giardino fuori o una calligrafia e assaporare l’armonia senza freni!

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Posso raccomandare la lettura di 3 libri (però in francese):

Le Japon éternel, di Nelly Delay (Gallimard, histoire, 362).

Le jeu de l’éternel et de l’éphémère, di Nelly Delay (picquier poche).                              Louange des mousses, di Véronique Brindeau (picquier poche).

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