Arrivano i paparazzi!

 

di CHIARA

 

L’autunno scorso mi trovavo a Torino per un convegno universitario. Che delizia! Dai caffè storici del corso, allo shopping in piazza Vittorio Veneto, senza dimenticare una pizza squisita in un ristorantino un po’ nascosto, …. Ma non pensate male! In quei giorni ho anche lavorato!

Un professore torinese DOC, quando ha saputo che non avevo mai provato il bicerìn (ah! Io e le mie diete dimagranti!) mi ha letteralmente presa sotto braccio accompagnandomi al caffè antico che sta dirimpetto l’università, dove già Cavour si recava per la sua sacrosanta pausa caffè… Qui ho assaggiato il delizioso bicerìn, una vera delizia.

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Il bicerìn, con la panna o con la schiuma di latte? Grande diatriba

Una sera gli organizzatori del convegno, gentili e premurosi, hanno avuto la splendida idea di accompagnarci per una visita guidata al Centro Italiano per la Fotografia, Camera. Quest’istituzione è stata una bella scoperta, a due passi dalla Mole antonelliana e dal centro di Torino, in quello che i torinesi chiamano l’Isolato di Santa Pelagia, sono stati rimessi a nuovo questi locali in modo sobrio e contemporaneo, privilegiando la luce e lo spazio. Il centro ospita mostre temporanee sulla fotografia.

Siamo arrivati in gruppo al museo, dove siamo stati accolti da un giovanotto, che ha fatto da guida dinamica, competente e con un sorriso sulle labbra accompagnandoci, sala per sala. La mostra allestita in quel momento s’intitolava: “Arrivano i paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi”, a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot. Proprio alla fotografia rubata al volo, scattata abusivamente, improvvisata cogliendo l’occasione unica ed eliminando gli scrupoli, era dedicata questa mostra molto interessante. Tali fotografi abusivi, soprannominati Paparazzi, sono veri e propri professionisti della fotografia, appartenenti però a una categoria molto speciale. La mostra presentava molto bene il divario tra l’etica professionale e la strategia ‘paparazzesca’ che segue i suoi canoni senza badare al resto.

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Tazio Secchiaroli in agguato – da La stampa

Ma la mostra sui paparazzi era soprattutto varia e appassionante. Per alcuni versi, la fotografia dei VIP poteva diventare foto d’arte e di moda, certo, ma non era la parte più interessante della mostra. In modo più generale l’aspetto sociologico del fenomeno, anche criticato quando necessario, era messo al centro dell’attenzione. Ho scoperto in questa mostra che la stampa (complice) dava ampio spazio ai paparazzi negli anni 50, con testi che appoggiavano esplicitamente l’atto di fotografare senz’autorizzazione – prassi sicuramente tuttora in vigore nella stampa del pettegolezzo, che però confesso di non conoscere bene.

In un’altra sala, scoprivo il legame indissolubile tra paparazzi e dive degli anni 50 e 60, che arrivavano a mettersi d’accordo per fingere la ‘paparazzata’, in realtà messa in scena astutamente: così fece Sofia Loren, con il paparazzo italiano più famoso, Tazio Secchiaroli, per mostrare al pubblico la sua immagine ideale di giovane mamma che passeggia nel parco del giardino (ancora bella e seducente, nonostante il parto! Tutte le star ci sono passate).

Ben più triste, quando la ‘paparazzata’ diventa un’arma contro la diva… La guida ce l’ha illustrato molto bene nella vicenda di Jackie Kennedy, fotografata a tradimento nuda nel suo giardino, per creare lo scandalo necessario affinché il suo secondo marito, Onassis, potesse lasciarla con la coscienza tranquilla.

Nell’ultima sala, abbiamo trovato i divi dell’attualità, costatando grazie alla mostra il numero esorbitante di scatti che i paparazzi fanno prima di scegliere la buon’immagine: incredibile! Gli scatti della macchina fotografica sono più veloci delle raffiche di una mitragliatrice ma, per fortuna, meno nocivi. Sembra che alcuni VIP si accorgano dei paparazzi e si lascino fotografare volentieri sulle spiagge tropicali, fingendo pose spontanee, ben sapendo che più foto si fanno di loro, più la pubblicità è grande, più restano sulla cresta dell’onda.

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Una media di 2,5 scatti al secondo per il paparazzo che deve cogliere l’occasione al volo

 

Per alcuni, tuttavia, il paparazzo è un’invasione inammissibile della sfera privata. Soprattutto se non è proprio il momento di scattare la foto, oppure se la collera sale vertiginosamente all’ennesimo paparazzo nascosto dietro il cespuglio. I curatori della mostra hanno ben illustrato la vicenda tragicamente conclusasi di Lady D, morta nel tunnel parigino con il compagno, inseguiti dai paparazzi. Le diverse reazioni del pubblico sul tema dei paparazzi cambiano radicalmente dopo la morte di lady D, e per un lungo periodo i paparazzi sono additati dall’opinione pubblica con grande disprezzo.

La mostra era allestita con una sapiente ironia, condivisa con intelligenza anche dalla nostra guida, che ho apprezzato molto. Non mancherò, al mio prossimo soggiorno a Torino, di includere una visita a Camera, per scoprire la mostra successiva.

 

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