INTORNO A UN LIBRO di Francine. La vie solide (La vita solida) di Arthur Lochman

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Recentemente, ho letto questo libro che mi ha impressionato molto e mi ha fatto un gran piacere. Insomma, si tratta del racconto e delle riflessioni di un apprendistato.

Lo scrittore, un giovane francese, attraversa un periodo difficile, di disorientamento, dopo i suoi studi di legge e filosofia. Si iscrive allora a una formazione di carpenteria: ed eccolo totalmente immerso in un artigianato appassionante.

Adesso, continua a legare il suo mestiere di traduttore con quello di carpentiere, in un bell’equilibrio (regolarmente, si trova su un cantiere per qualche mese).

Il libro è molto ricco di un’esperienza profonda di cui svilupperò qualche concetto particolarmente interessante, come il pensiero materiale e il savoir-faire.

L’opposizione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale è alienante e impedisce di capire e sentire qual è il pensiero materiale. Questo pensiero particolare nasce dall’interazione costante tra il cervello, la mano e l’occhio. Si ancora nel corpo come un sentimento, un’intuizione intima che si trasforma in un modo di agire. Questa comprensione diventa allora un insieme di savoir-faire.

Questo savoir-faire traduce la complessità del gesto legata con la materia; si impara e si trasmette nei contatti, vedendo fare, provando a fare e nella lenta scoperta e appropriazione dei diversi materiali e strumenti. Lochman parla anche della logica del gesto che si precisa, si affina e si aggiusta con il tempo. È particolarmente sensibile alla sobrietà degli strumenti e delle azioni. La carpenteria è anche e soprattutto un lavoro di gruppo.

Critica molto la palestra degli attrezzi, che mette il corpo in una situazione completamente artificiale, per produrre sforzi puri, gesti astratti, senza materia e senza pensieri; nell’artigianato c’è una sapienza corporea che mette l’insieme del corpo al servizio di un’azione.

Scrivendo queste ultime righe, ho pensato subito a un quadro che mi piace moltissimo e che di tanto in tanto vado a vedere nel museo d’arte antica: La caduta di Icaro, di Bruegel il Vecchio. L’aratore in primo piano illustra perfettamente gli argomenti di Lochman, di savoir-faire, in contrasto con Icaro, perso nei suoi sogni fatali, e caduto nel mare.

Ho fatto anche il legame con Les compagnons du devoir, che esistono in Francia sin dal Medioevo. Il capo Thierry Marx, attraverso la cucina, aiuta giovani emarginati. Anche qui, in questa disciplina, si può parlare di savoir-faire e di pensiero materiale. Si può ancora ampliare il discorso ulteriormente: pensate a tutti i musicisti e i praticanti delle arti marziali giapponesi e dello Yoga in India.

E per terminare, a molti gesti e azioni che si fanno in caso con tempo e piacere, in opposizione a tutte queste macchinette che riempiono la testa con vento!

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