Crescendo rossiniano

Siete degli appassionati di calcio italiano?

Se sì, forse avrete letto degli articoli sul web o sulla tipica rivista italiana “la Gazzetta dello Sport” che riportano proprio l’espressione “crescendo rossiniano”.
Magari la vostra squadra del cuore sta perdendo, ma verso la fine della partita riesce a rimontare il punteggio e addirittura a vincere. Sul giornale scriveranno allora che la squadra ha fatto un crescendo rossiniano!

In musica si usa questa espressione per indicare una tecnica che riguarda il finale dei brani, normalmente sinfonici. La tecnica consiste nella ripetizione di alcune battute da parte dell’orchestra, nelle quali le sezioni di strumenti entrano gradualmente. Nel frattempo eseguono un crescendo di volume, accompagnato spesso da un’accelerazione del ritmo. Si tratta di un effetto molto coinvolgente per il pubblico che viene trasportato in un flusso di note sempre più forti e più veloci. Nel ‘700 era un facile trucco per scatenare gli applausi degli spettatori.

Perché questo crescendo si chiama “rossiniano”?

La tecnica, pur non essendo esclusiva di Gioachino Rossini, né una sua invenzione, trova in lui il massimo utilizzatore. Pensiamo ai finali delle celebri sinfonie del Barbiere di Siviglia, del Guglielmo Tell, e de L’italiana in Algeri.

Lasciatevi quindi trasportare da questo crescendooooooooooooooo!!!!

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