La Grande Guerra vissuta attraverso due scrittori

Terminando il libro Guerre et Térébenthine di Stefan Hertmans (titolo originale: Oorlog en terpenthyn, 2013), ho pensato direttamente al libro di Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano (1938), letto qualche anno fa. 

Questi libri parlano della guerra: per Lussu, la narrazione si svolge sull’Altipiano di Asiago, nelle trincee, dal giungo 1916 al luglio 1917; per il nonno di Hertmans, Urbain Martien, il racconto va dal 1914 al 1918 nelle trincee delle Fiandre, specialmente nella pianura del fiume Yser. 

Non sono particolarmente attratta dal tema della guerra, però, attraverso questi racconti, ho potuto misurare e sentire quasi visceralmente la realtà quotidiana di due uomini durante questi lunghi giorni, mesi, anni, due uomini notevoli che fanno il loro lavoro con grande impegno e responsabilità, soprattutto per proteggere i loro soldati. Ci sono momenti con un soffio epico, momenti più intimi nella vita quotidiana delle trincee, ci sono riflessioni critiche molto dure, con rabbia, davanti a tanta assurdità. 

Il loro destino, però, è molto diverso: Lussu (1890-1975) è nato in Sardegna, in un ambiente ricco e intellettuale, si sente vicino alle idee del padre. Studia Legge all’università di Cagliari. Tutta la sua vita fu una persona politica importante, impegnato per la difesa della democrazia e del socialismo. Antifascista, fu incarcerato e fuggì da Lipari nel 1929; nel dopoguerra fu senatore nelle prime tre legislature. 

In contrasto, Urbain Martien (1891-1981) nacque a Gand in una famiglia e in un ambiente molto povero. Il libro di Hertmans racconta la vita del nonno, non solo gli anni della guerra, ma la sua vita intera, una saga familiare di quasi cento anni, con due guerre. Qualche mese prima di morire, Martien regalò al nipote le sue memorie sotto forma di numerosi quaderni. Redasse il primo nel 1963 all’età di 72 anni. Hertmans aspettò più o meno trent’anni per trovare il tempo giusto per cominciare un enorme lavoro di lettura e di trasmissione. Il risultato è appassionante e molto commovente (penso per esempio alla storia dell’orologio). Molti elementi fanno anche luce sui nostri problemi comunitari, che non solo solamente linguistici! La guerra impedì a Martien di realizzare il sogno di essere pittore come suo padre. La sua vita fu piena di coraggio e soprattutto di rinuncia. Il padre Franciscus Martien restaurava pitture affrescate nelle chiese. Il suo cammino, narrato lungamente, è una vita miserabile, però piena di amore, vitalità e creatività. 

Il libro è tradotto in italiano: Guerra e trementina (trad. L. Pignatti), Marsilio, 2015.

Da leggere anche: 

Mario Rigorni Stern, Il sergente nella neve, Einaudi, 1953.

Sylvain Tesson, Berezina, Guerin, 2015.

Articolo di Francine

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