PICCOLE PARENTESI DI FELICITÀ

Cari amici, 

non scrivevo più editoriali da molto tempo, perché la newsletter bimensile ha preso, in un certo senso, il loro posto. Ma questo periodo di crisi sanitaria mi ha spinto a riprendere la penna (virtuale! Si tratta in realtà della tastiera del computer) per rivolgermi a voi tutti, a noi tutti, che siamo sulla stessa barca. 

Siamo tutti sulla stessa barca. È un proverbio italiano che sicuramente conoscete, ma dietro il quale avrete riconosciuto il nostro grande nemico, piccolo e invisibile ma molto feroce e onnipresente: è lui, il protagonista di telegiornali e quotidiani, il tema centrale di dibattiti e conferenze, il famigerato nemico di medici e infermieri che lo combattono in prima linea: il CoVid 19. Il proverbio ci serve per sottolineare che davanti a questo acerrimo nemico, siamo tutti uguali, senza differenze. Il nostro Totò parlava della “livella”, metafora della morte, che ci livella tutti, ovvero ci rende tutti uguali, ci mette sullo stesso piano, senza distinzioni di classe, di origine, di sesso, di finanze, di età… Forse anche il virus si comporta allo stesso modo? Almeno nei paesi democratici, in cui le cure sanitarie sono, o dovrebbero essere, accessibili a tutti. 

Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo navigare, remare a fatica, proseguire il viaggio per raggiungere l’approdo dell’isola felice e serena, libera dalle malattie e dagli affanni. Quest’isola esiste davvero, non è un’ “isola che non c’è”, come diceva Edoardo Bennato in una canzone che mi è sempre piaciuta molto. La forma dell’isola cui tendiamo si staglia all’orizzonte, ben concreta, reale e davvero raggiungibile, anche se per ora ci sembra solo un miraggio. Dobbiamo continuare a remare nella nostra imbarcazione, in preda al vento e alla tempesta, colmando le falle da cui entra l’acqua, riparando i guasti che si producono a bordo, aiutando i passeggeri più deboli a resistere e, soprattutto, conservando il sorriso e il buonumore, l’energia e l’entusiasmo – forse la cosa più difficile in questa situazione. 

Non posso sicuramente darvi consigli io, perché tutti sapete molto bene quali sono le misure da prendere, e d’altronde i media ci bombardano impietosi con una pioggia scrosciante di informazioni. Ah sì, perché dimenticavo di dirvi che il nostro tragitto marino sulla barca è infastidito ulteriormente da questa pioggia battente e duratura, nella quale mi sembra di intravedere le informazioni che non ci danno tregua. Ma anche voi state sicuramente vedendo che il cerchio si restringe, che conoscenti o membri della famiglia sono positivi, o addirittura ammalati, che si parla soltanto di quarantena, di tampone, di sintomi, di gesti barriera, ecc. Ma in questa barca, avanzando faticosamente tra i flutti verso un traguardo ancora lontano (ma visibile e concreto!), come possiamo resistere, divertirci e darci forza e coraggio a vicenda? 

Personalmente, io reagisco viaggiando con la testa ALTROVE. Riesco infatti ad innalzarmi fuori dalla barca in cui siamo tutti rinchiusi e prigionieri, guardando nelle profondità dello spirito e dell’intelletto. È un vero e proprio viaggio, benché il mio corpo non si muova affatto, ma la mente, lei, può levitare e astrarsi dalla situazione empirica. Naturalmente non viaggia da sola, ma con l’aiuto di qualche strumento o di qualche grande figura del passato. Mi basta ascoltare un Lied di Schubert con il gatto appallottolato sulle ginocchia, leggere un capitolo di Dostoevskij con una tazza di caffè, sentire i progressi di mia figlia al piano mentre suona Chopin, camminare di buon passo nella foresta tra i colori dell’autunno, assaporare un caco ben fresco, frutto per me prelibato e misterioso, che matura quando l’albero è spoglio. Sono le piccole gioie della vita quotidiana, del tempo libero, che abbiamo sempre a disposizione, certo, ma che oggi acquistano maggiore importanza e fungono da piccoli sprazzi di energia vitale. Hanno il sapore della felicità, breve ma intensa, che in questo periodo mi sembra il miglior antidoto al virus, come al clima di angoscia che gli si è creato intorno. 

Questi momenti di estraniamento dai problemi quotidiani, nonostante lo strascico di grande nostalgia che a volte lasciano dietro di sé, mi aiutano personalmente a tirare avanti. E allora mi ritrovo a sognare di essere seduta su una terrazza del mar ligure, guardando il mare scintillante sotto un cielo “a pecorelle” (le nuvole ricordano un gregge), oppure camminando per le stradine di un centro storico bianco abbagliante in Puglia, o ancora avvolti da una nuvola con le vette delle Dolomiti sopra le nostre teste, o smarriti tra le calli veneziane per poi sbucare su un campiello deserto e nascosto. Non ci possiamo andare fisicamente, per ora, ma la nostra fantasia viaggia più veloce di un aereo, ci trasporta in luoghi magnifici in meno di un secondo, ci permette di assentarci brevemente per ritornare poi più malinconici alla normalità, ma tanto più ricchi, più profondi, più forti. Il virus si combatte anche così, con l’intelletto e la forza di immaginazione, in attesa di arrivare alla fine del viaggio e di assaporare tutto quello che ci aspetta. 

Il bello è che, seduti sulla stessa barca, possiamo ancora dialogare, per scambiarci queste esperienze: parlare con il vicino di casa che rievoca la sua infanzia, con il compagno di corso che descrive la vista dalla finestra della sua casa in campagna, con l’insegnante di piano che racconta di un concerto luminoso, con un amico che riassume la storia dell’ultimo libro ad averlo colpito. Come sarebbe bello potersi dimenticare per qualche minuto del maledetto virus fetente, per pensare ad altro, leggendo o ascoltando pensieri, sogni e riflessioni di persone che ci aiutano a viaggiare nel mondo della fantasia e della poesia! Perché allora non scrivere qualche testo breve, il commento a una fotografia, o registrare un video, per i più tecnologici, che metteremo sul nostro blog La Finestra Italiana, a disposizione di tutti? 

Le chiameremo PICCOLE PARENTESI DI FELICITÀ, e le useremo per superare i tempi duri sognando un’altra vita. Una vita più serena, ricca e intensa, che esiste, in realtà; la si trova poco lontano, all’orizzonte, come destinazione finale del nostro lungo viaggio in barca. 

EDITORIALE di CHIARA 

31 ottobre 2020 

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