L’ANGOLO DI PENNY: Ulisse torna a casa

Maria e Simone vivevano in una grande casa in campagna. Il vicino più vicino abitava a cinque chilometri di distanza e di bambini che abitassero nelle vicinanze proprio non ce n’erano. 

Il migliore amico dei due bambini era il loro cane Buc. 

A vederlo, si sarebbe detto che Buc fosse un incrocio tra un pastore tedesco e un orso. Era un cagnone enorme: quando si metteva sulle zampe posteriori e saltava addosso al papà era alto almeno due metri. 

Ed era tutto giallo. 

Giallo era il suo pelo lungo e gialla la sua coda. E gialli erano anche i suoi occhi. 

Quando Buc era nato, Maria e Simone avevano subito capito che questo sarebbe diventato il loro cane. Buc era il cagnolino più cicciotto dell’intera cucciolata. E il più maldestro. Mentre gli altri cuccioli mangiavano senza problemi dalle loro ciotole, Buc continuava a mettere le sue zampone nel cibo, rovesciando tutto. Era un pasticcione tutto giallo e ciccetto e Maria e Simone lo adoravano.

Così, quando dovettero scegliere quale cucciolo tenere, la scelta fu immediata: “Vogliamo Buc”. Gli altri cuccioli andarono a vivere con altre famiglie e bambini, ma Buc rimase con loro e con loro crebbe. Come un fratello a quattro zampe. 

Maria si sedeva in giardino e studiava con Buc, che stava ad ascoltarla molto attento. Maria era sicura che Buc avesse imparato le tabelline e la storia e la geografia grazie alle ore passate ad ascoltarla ripetere le lezioni. 

Simone, invece, che era sempre nei guai con mamma e papà, andava a lamentarsi da Buc, quando si prendeva le sgridate. Buc era lì per lui. Simone lo abbracciava e piangeva o si arrabbiava appoggiato al suo amico giallo che lo leccava affettuosamente. 

Un brutto giorno, Buc sparì.

I bambini lo cercarono ovunque. 

Nelle vie sperdute della campagna intorno a casa, ma anche in paese non si sentivano più che le voci disperate di Maria e Simone che, pedalando senza sosta sulle loro biciclette, chiamavano a pieni polmoni il loro amico. 

Simone e Maria fecero anche stampare dei volantini con la foto del loro cane e chiesero a tutti i commercianti del paese di mettere il volantino in vetrina con il numero di telefono di casa loro. 

Ma nonostante le ricerche, di Buc non si trovava traccia. I giorni passavano e Buc non tornava. 

Maria e Simone passavano le giornate ad aspettare una telefonata, un segno, qualsiasi cosa che permettesse loro di riabbracciare il loro amico. 

Ma niente succedeva. 

Un bel giorno, più o meno un mese dopo la scomparsa di Buc, i bambini stavano facendo merenda in cucina, quando il telefono squillò. 

Quando mamma rientrò in cucina dopo aver finito la telefonata, Maria e Simone capirono subito che c’erano novità. 

“Hanno trovato Buc” disse mamma guardando felicemente i bambini. “Venite, andiamo a prenderlo” e detto fatto mamma salì in macchina, seguita di corsa da Maria e Simone che avevano lasciato la merenda sul tavolo e correvano verso la macchina saltellando su un piede per infilarsi le scarpe e dimenandosi per infilarsi la giacca alla velocità della luce.  

Dopo aver percorso una distanza infinita, la macchina girò in una stradina sterrata che andava verso una cascina. Erano ancora ad almeno un chilometro dalla cascina quando i bambini sentirono l’abbaiare inconfondibile di Buc. Aveva riconosciuto la loro macchina e li stava chiamando “BAU, BAU. Sono qui, sono qui. Venite a prendermi”. 

Simone e Maria non stavano più nella pelle e avevano le lacrime agli occhi. 

Quando arrivarono di fronte alla cascina, videro Buc attaccato a una catena, che tirava con tutte le sue forze per andare verso di loro. 

Mamma non aveva ancora posteggiato, ma Simone e Maria si erano già precipitati fuori dalla macchina ed erano corsi, piangendo, a riabbracciare il loro amico e fratello. 

Buc piangeva, abbaiava, saltava e leccava i suoi amici. Maria e Simone erano in ginocchio davanti a lui e lo abbracciavano, gli facevano le carezze e ridevano e piangevano allo stesso tempo. 

Erano così felici di riabbracciare il loro amico, che non si erano accorti di una signora con il grembiule e di due bambini che stavano sulla porta della cascina e che guardavano la scena con sguardo triste.

“Sono contenta che abbiate ritrovato il vostro cane” disse a un certo punto la signora con il grembiule. “Lo abbiamo trovato un mese fa, stanco e ferito, di fronte alla nostra porta. Era così malconcio, che non riusciva nemmeno a stare in piedi. Lo abbiamo curato e nutrito. Lo abbiamo chiamato Ulisse, perché sapevamo che non era il nostro cane e che un giorno sarebbe dovuto tornare a casa sua”. 

Mentre raccontava la storia di come avevano accolto e curato Buc, la signora teneva lo sguardo fisso sul cane e con le mani accarezzava la testa dei suoi figli. I due bambini le tenevano il bordo del grembiule e si vedeva che stavano per mettersi a piangere. 

“Ulisse è un cane bravissimo e ha giocato tanto con i miei figli” continuò a raccontare la signora. “Quando abbiamo finalmente capito a chi apparteneva e vi abbiamo chiamati, eravamo veramente tristi. Ulisse è un cane che non dimenticheremo mai”. 

E così dicendo, la signora staccò Buc dalla catena. Buc era libero di tornare a casa e Simone e Maria lo chiamavano per farlo salire in macchina. 

Ma Buc esitava. A un certo punto, Buc si girò e tornò verso la signora e i bambini della cascina. Leccò loro le mani e si lasciò abbracciare. Dopo averli salutati e ringraziati per averlo salvato, Buc si avviò verso la macchina. 

Fu in quel momento che mamma ebbe un’idea: “Vi siamo estremamente grati per aver salvato Buc. Non so davvero come ringraziarvi, ma posso proporvi una cosa: potete venire a trovare Buc quando volete. Signora, mi sembra che i suoi figli abbiano più o meno l’età dei miei e sono sicura che Buc sarebbe felicissimo di poter giocare con tutti loro”.

Da quel giorno in poi Maria e Simone ebbero due amici in più. 

I due nuovi compagni di gioco andavano spesso a trovarli per giocare a calcio, costruire casette sugli alberi o giocare con le Barbie. E Buc-Ulisse era sempre con loro: inseguiva la palla, aiutava a trasportare assi e altri materiali da costruzione o si accovacciava di fianco ai bambini mentre giocavano con la casetta delle Barbie. E le povere Barbie ogni tanto finivano rosicchiate, quando, approfittando del disordine generale, Buc riusciva a pizzicarne una. Ma ai bambini non importava. L’importante era essere tutti insieme: quattro bambini e un cane con due nomi. Questa era la felicità!

Penny Rimau

https://www.youtube.com/channel/UCR9KbX__JxqrZ6DrlhdSe8Q/videos

Disegno: Veronica de Giovanelli

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