Il fantasma della Dama Bianca

Maria e Simone avevano sempre avuto dei dubbi sull’esistenza dei fantasmi e i loro genitori gli avevano sempre detto che i fantasmi non esistevano. Per questo furono molto sorpresi quando un altro adulto, Franco, il papà di Tabata e Ivan, disse chiaramente che non solo lui ai fantasmi ci credeva, ma che ne aveva anche sentita la presenza. “Il fine settimana prossimo siete tutti invitati nella nostra baita in montagna per una caccia ai fantasmi” aveva detto alla fine di una delle tante cene che i genitori di Maria e Simone e quelli di Tabata e Ivan condividevano da quando Buc li aveva fatti incontrare. “Sono anni che lavoro a risistemare la baita” aveva continuato “e, quando resto a dormire in montagna, mi sono accorto di non essere solo”. 

A queste parole, si erano tutti guardati con fare interrogativo. “In che senso, scusa?” aveva poi chiesto la mamma di Maria. “Nel senso che credo che ci siano i fantasmi”. “I fantasmi non esistono” aveva allora detto Maria. “Ne sei così sicura?” aveva chiesto Franco. “Anche io la pensavo come te, ma dopo aver ascoltato la storia della Dama Bianca e di come è morta, mi dico che forse i rumori che sento certe notti sono proprio quelli dei fantasmi”. “Papà, raccontaci la storia della Dama Bianca, dai, dai per piacere”, chiese Tabata. “Si è fatto tardi” rispose il papà “è meglio rientrare a casa adesso. Domani sera, quando saremo in baita, dopo esserci fatti una bella grigliata, vi racconterò la storia della Dama Bianca”.  I ragazzi emisero in coro un sospiro di delusione. Adesso erano curiosi di sentire la storia che il papà di Tabata e Ivan gli aveva promesso, ma avrebbero dovuto aspettare fino alla sera successiva. Non era giusto!

Il giorno dopo le due famiglie partirono per la montagna. La baita si trovava in un luogo un po’ isolato, lontano dal villaggio, ed era schiacciata tra la parete della montagna e il ruscello che scorreva al fondo del pianoro dove pascolavano le mucche. Il sole splendeva in un cielo senza nuvole e le due famiglie fecero una lunga e bella camminata in mezzo ai boschi fino al santuario della valle dove mangiarono allegramente buonissimi panini e divorarono la torta alle mele preparata  dalla mamma di Tabata e Ivan. La sera arrivò in fretta e, dopo aver grigliato la carne portata da casa e aver tirato gli ultimi calci al pallone mentre il sole scendeva dietro la montagna, Franco si decise a raccontare la sua storia.

“Venite ragazzi” disse mentre serviva agli adulti un bicchierino di Genepy e si sistemava sul divano di fronte al camino. “Volete sentire la storia della Dama Bianca?” “Siiiiii” risposero in coro i bambini. “Allora sedetevi comodi. Questa storia mi è stata raccontata dal postino del paese. In paese tutti conosco la storia della Dama Bianca e il bisnonno del postino pare che fosse il maggiordomo della Dama. La Dama Bianca era una nobildonna molto ricca e potente. Poiché si vestiva sempre di bianco, nella valle era conosciuta come la Dama Bianca. La Dama Bianca era una donna cattiva. Trattava male tutti quelli che lavoravano per lei e aveva avuto vari mariti che erano tutti morti in circostanze molto, ma molto sospette. Uno era stato trovato annegato, un altro era caduto da un balcone e un altro ancora si era strozzato con le lenzuola del letto. Tutti i mesi, la Dama organizzava delle feste lussuose a cui invitava i suoi amici e amiche cattivi come lei che arrivavano a cavallo o in carrozza e che passavano la notte a ballare dentro e fuori dal castello. Nelle sere di festa, dalla valle si potevano vedere le fiaccole accese del castello e le sagome delle persone eleganti che ballavano nella notte. Una notte, durante una di queste feste, il castello crollò. Morirono tutti sul colpo. Non ci fu nessun superstite”.

A questo punto, Franco fece una pausa e bevve un sorso del suo Genepy. Davanti a lui, seduti per terra o accovacciati sulle poltrone, stavano i quattro bambini, che lo ascoltavano in totale silenzio. “Nella valle si dice che il crollo del castello è stata una punizione divina per tutte le cattiverie fatte dalla Dama e dai suoi amici. Si dice anche che, nelle notti senza nuvole, quando si vedono bene tutte le stelle, si possono vedere la Dama Bianca e i suoi amici che danzano nella notte, ballando e facendosi gli inchini sulle note dei violini di un’orchestra fantasma”.

I bambini rimasero in silenzio. Tabata strinse ancora più forte a sé il cuscino che teneva tra le braccia. Ivan, che era seduto in mezzo alla stanza, si spostò e, guardandosi dietro la schiena, si sedette contro il muro. Poi Simone parlò: “ma questa notte, in cielo non c’è una nuvola e si vedono benissimo le stelle. Magari riusciamo a vedere i fantasmi!”. A queste parole, sei occhi si girarono immediatamente verso la finestra. Ivan, Tabata e Maria guardarono il cielo notturno. Al di là delle sagome scure delle montagne, videro un cielo limpido sul quale brillavano, senza alcuna nuvola, milioni di stelle.

“Simone, hai ragione. Questa è proprio la sera giusta per andare a caccia di fantasmi. Sono sicuro che, con questo bel cielo limpido, i fantasmi sono tutti li che ballano sui resti del castello. Con un po’ di fortuna magari incontriamo proprio la Dama Bianca in persona. Forza, giacche, scarpe e cappelli e si esce”. Tra le proteste di Maria e Ivan, l’entusiasmo di Simone e il silenzio di Tabata, la combriccola si mise in marcia. Franco e sua moglie Lella presero le pile e uscirono con i bambini. La mamma e il papà di Maria e Simone rimasero invece a casa.

Fuori si sentiva solo lo scrosciare tranquillo del ruscello e il sibilo leggero del vento che passava freddo sotto i cappelli e gelava le orecchie. In lontananza brillavano i lampioni della piazza principale del villaggio e le luci delle finestre accese nella sera buia rendevano tutti ancora più consapevoli di essere fuori casa, al freddo e al buio. “Coraggio ragazzi” disse Franco accendendo la pila “seguitemi, vi porto a vedere dove si trovano i resti del castello della Dama Bianca. Se abbiamo fortuna, questa sera è uscita a ballare”. Franco e Lella camminavano davanti illuminando la strada. I quattro bambini li seguivano su un sentiero così stretto che si doveva procedere in fila indiana. Tabata e Maria, una dietro l’altra, si tenevano per mano e si guardavano attorno cercando di camminare il più vicino possibile a Franco e Lella. Ivan e Simone chiudevano la fila. Essere ultimi in una notte come questa non era per niente divertente. Il buio della notte era talmente nero, che sembrava quasi solido. E quando i due bambini si giravano per controllare che nessuno li seguisse, non vedevano che il buio della notte e il sentiero che si perdeva tra gli alberi. Nessuno parlava, ma tutti avevano la sensazione che, dal buio del bosco, qualcuno li stesse osservando. Forse una civetta? Un gufo? O allora davvero un fantasma?

“Siamo arrivati” disse a un certo punto Franco. Con la pila illuminò dei muri diroccati, parzialmente ricoperti di edera e altre piante rampicanti. “Quello che vedete è quello che resta del castello della Dama Bianca” disse facendo passare il fascio di luce sui resti davanti a loro. D’improvviso, i bambini sentirono il suono di violini. Dapprima credettero che si trattasse del vento, ma poi un brivido freddo e pungente corse loro lungo la spina dorsale fino a far rizzare i capelli in testa. “Fr-Fr-Franco, lo s-s-senti anche tu questo rumore?” chiese Ivan. “Oh si che lo sento. Questa è lei. Siamo fortunati”. I bambini non si sentivano fortunati per niente e avrebbero voluto correre via il più in fretta possibile. Purtroppo non potevano muoversi. Innanzi tutto solo Franco e Lella avevano le pile e poi era come se i loro piedi avessero messo delle radici nel terreno freddo del bosco e le loro gambe fossero diventate rigide come tronchi. Avevano troppa paura per potersi muovere. O anche solo parlare.

La musica di violini si avvicinava sempre di più. Diventava sempre più forte. E insieme ai violini, adesso si sentivano anche dei passi e delle risatine soffocate. D’improvviso, dal nero del bosco sbucò qualcosa di bianco. Qualcosa fluttuava a mezz’aria e volava da un albero all’altro. Maria vide anche una piccola coroncina d’oro che brillava quando la pila di Franco illuminava il fantasma. I bambini iniziarono a urlare e stavano per mettersi a correre all’impazzata giù per il sentiero quando Simone puntò il dito verso il fantasma: “C’è una corda! Vedo una corda!”.

Fu in quel momento che il papà e la mamma di Maria e Simone saltarono fuori dal bosco e tirarono il lenzuolo, sul quale avevano addirittura disegnato il viso di una donna, giù dal pino a cui era attaccato. Tra le risate e gli abbracci dei grandi, i bambini iniziarono a gridare che i genitori erano dei disgraziati, che gliela avrebbero pagata cara e che ci sarebbe stata una tremenda vendetta. Nel frattempo, erano così sollevati per il fatto di non avere incontrato davvero la Dama Bianca ma solo un lenzuolo, che ridevano come matti. La mamma di Maria e Simone tirò fuori dallo zaino un bel termos di cioccolata calda e dei biscotti con un cuore di marmellata alla fragola. Nel mezzo del bosco, nel silenzio della notte, sedute sui resti del castello, le due famiglie continuarono a ridere e scherzare facendo un tale baccano che non si resero conto che, poco più in là, appena visibili contro il chiarore del cielo limpido, delle figure di uomini e donne ballavano nel silenzio della notte illuminati solo dalla luce fredda e lontana delle stelle.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...