CONCORSO DI SCRITTURA N°1 EX AEQUO: Jakub

La cravatta 

Un sabato pomeriggio, Guido Provetta stava preparando un arrosto di coniglio ai fagiolini, seguendo la ricetta della nonna, quando sentì suonare il campanello della porta. Uno squillo lungo, seguito da tre brevi, come se la persona avesse fretta. – Strano – pensò Guido – chi sarà? Non certo gli amici, perché sarebbero in anticipo di due ore-. Si precipitò ad aprire, senza neppure togliersi il grembiule. Sulla soglia, con grande sorpresa, vide Mario Draghi. 

Dal vivo era più basso e magro che in tivù, ma di questo Guido se ne rese conto solo il giorno dopo. – Mi spiace disturbarLa, non è proprio ora, … – disse Draghi 

Non vennero tante parole alla mente di Guido, ancora un po’ stanco dopo aver spellato il coniglio dalla mattina. – Mmma perché Lei non porta una mascherina…? – …ma ho bisogno di una cravatta – finì Draghi, alzò le spalle, e mise una mascherina con un disegno della banconota da 500 euro. 

– Si, lo so, devo smettere di usarla, ma purtroppo non ne ho altre. Comunque ho ricevuto la prima dose del vaccino. Allora, posso…? – disse e semplicemente entrò nell’appartamento di Guido. – La cravatta? – ripetè Guido con un ritardo uguale alla prima telefonata intercontinentale. 

– Lo so, lo so. Nel lockdown le cravatte sono diventate un-cool, comunque per stasera me ne serve una. Guido sentì un odore inquietante che veniva dal forno e finalmente il suo cervello riuscì a connettere qualche neurone. 

– Le cravatte sono nella stanza da letto, nel primo armadio a destra – disse Guido e corse in cucina. – …zie – disse Draghi già dalla stanza. 

La testa del coniglio sembrava uno zombie disegnato da Zerocalcare. Secondo la nonna di Guido, un coniglio senza testa non avrebbe mai potuto essere servito agli ospiti. I fagiolini erano ancora duri come le suole delle scarpe in offerta. 

– Maledizione…! – urlò Guido e solo appena vide Mario Draghi sulla porta della cucina, con le sue tre cravatte, che aveva ricevuto dalla sua mamma. – …le mie migliori cravatte, – finì con un volume più basso. 

– Non si preoccupi, ne prendo solo una – disse Mario Draghi, si mise di fronte allo specchio e cominciò a mettersi la cravatta più verde al collo. Il campanello suonò un altro squillo, identico al quello di Draghi. Guido passò accanto a Mario Draghi, disse, – prenda quella che vuole, La prego – e aprì la porta. 

Sulla soglia vide la sua mamma con un zaino di 50 litri, pieno, che Guido usava quando ancora andava in montagna. – Mammina…! Ma non puoi entrare, c’e Mario Draghi dentro. – Ma tu sei scemo Guido, – si irritò la mamma e entrò lasciando lo zaino sul parquet. – Sei pronto? – Macché, ho perso la testa e i fagiolini sono invece… – cominciò Guido con una disperazione nella voce calcolata per ottenere un aiuto immediato. – Sì, pronto – rispose Mario Draghi. – Ma, vi conoscete…? – disse Guido con la voce di un bambino che ha appena sentito che babbo natale non esiste. – Mammina, ma non mi hai detto niente! – Ma tu sei scemo… Non mi chiedi mai niente, allora non sai niente. Vabbè, dobbiamo andarcene. Ah, Guido, la mia lavatrice s’è rotta. Potresti lavarmi questa roba? Passo domani a prenderla. Grazie amore, sei il mio figlio preferito – disse la mamma arruffandogli i capelli. – …magari perché sono l’unico? – disse Guido, ma non lo sentì nessuno, perché Mario Draghi e la mamma se ne erano già andati chiudendogli la porta in faccia. Guido Provetta si sedette sullo zaino, prese il cellulare e chiamò il suo migliore amico Italo, che aveva promesso di arrivare un po’ in anticipo. – Italo, non mi crederai mai se ti dico chi ho appena visto. – Invece, l’ho visto anche io! Stavo entrando nel tuo cortile e li ho visti. La tua mamma con un tizio in giacca marrone con la cravatta verde – che schifo!

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