Il principato di Seborga

di Francesco

Un paesino della Liguria che si dichiara indipendente 

In Italia esiste un paesino in cui gli abitanti pensano di vivere in un principato: hanno un prin-cipe, una moneta, un inno, perfino delle guardie, dei documenti e delle targhe automobilisti-che. Il paesino in questione si chiama Seborga. È un piccolo borgo medievale di soli 320 abi-tanti, arroccato sulle colline liguri, tra Ventimiglia e Sanremo, a pochi chilometri dal confine francese. 

Peccato, però, che sia tutto finto: il principe, la moneta, i documenti, le guardie, le targhe automobilistiche, il principato stesso. Nonostante ciò, per i seborghini, quella dell’indipen-denza è una faccenda molto seria. “Seborga è sempre stata indipendente, è l’Italia che ci ha annesso abusivamente”, spiega il principe Marcello I. Il fatto che poi Marcello I non sia un vero principe è relativo, perché per i seborghini lo è. Dagli anni Cinquanta il “principe re-gnante” viene eletto direttamente dal popolo. E Marcello I (il signor Marcello Menegatto) è stato eletto nel 2010 alla morte di Giorgio I, il quale “regnava” dal lontano 1963. 

In realtà, la storia di Seborga presenta davvero alcuni lati poco chiari. Nel 1079 era effetti-vamente un Principato e nel 1729 venne venduto a Vittorio Amedeo II di Savoia e annesso al Regno di Sardegna. Tuttavia quell’atto di vendita non fu mai registrato. Ecco perché, per i se-borghini, l’annessione al Regno d’Italia del 1861 e quella successiva alla Repubblica Italiana nel 1946 è da considerarsi illegale. Oltretutto, la presunta sovranità dei Savoia sarebbe co-munque cessata nel 1946 con il loro esilio dall’Italia. 

Piazza_di_Seborga.jpg

Quindi la questione indipendentistica, nella piccola Seborga, è sempre stata molto sentita. Ma è a partire dagli anni Cinquanta, e soprattutto grazie alle iniziative del principe Giorgio I (il giornalista e floricultore Giorgio Carbone), che il paesino si organizza mettendo su un vero e proprio apparato – con funzioni prettamente simboliche – che affianca quello legale e uffi-ciale.

E così, oltre all’elezione del principe regnante, la fantasia locale partorisce la moneta ufficiale (senza alcun valore legale ma utilizzata nei negozi del paese), i passaporti con lo stemma del Principato e i francobolli (utilizzabili sono all’interno del Comune), le targhe automobilistiche (che possono solo affiancarsi a quelle italiane), le guardie d’onore per la protezione del prin-cipe e della sua famiglia, addirittura la dogana all’entrata del paese. E in tutta Seborga sven-tolano le bandiere del Principato e i suoi colori bianco e azzurro. 

Tutto ciò, secondo molti, sarebbe solo una trovata pubblicitaria per attirare turisti e ottenere risalto mediatico. Però fa anche parte del folclore e l’Italia è bella anche per questo.  

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