Il caffè sospeso

di Francesco

Il caffè sospeso è tornato di moda

L’antica usanza napoletana di lasciare un caffè pagato al bar

Bevo un caffè e ne pago due: uno per me, l’altro per il primo cliente – magari un perfetto sco-nosciuto – che verrà dopo di me. Quest’antica generosità popolare nasce a Napoli intorno alla metà dell’Ottocento. Quando una persona era particolarmente contenta, o semplicemente di buon umore, decideva di festeggiare l’evento pagando un secondo caffè destinato a chiunque fosse entrato subito dopo in quel bar. Era il cosiddetto caffè sospeso, un gesto molto diffuso a Napoli negli anni passati. A volte, anche senza una particolare ragione, i clienti benestanti lasciavano una tazzina pagata per chi non poteva permettersela. Lo scrittore napoletano Lu-ciano De Crescenzo l’aveva poeticamente definito “un modo per offrire un caffè e un pizzico di felicità al mondo intero”.

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Quest’abitudine si è poi persa col tempo. La troppa crisi prima (a cavallo tra le due guerre mondiali), il troppo benessere poi (dovuto al boom economico degli anni Sessanta) hanno fatto sì che di caffè sospesi nei bar di Napoli ce ne fossero sempre meno. 

Ma quando sembrava ormai dimenticata, ec-co che l’antica usanza è tornata di moda. E da Napoli ha fatto il giro d’Italia e del mon-do. Di recente, infatti, è nata la Rete del Caf-fè Sospeso, una sorta di coordinamento nazionale che conta già una sessantina di bar, da nord a sud. Come funziona? Più o meno come centocinquant’anni fa, solo che adesso i gestori dei bar scrivono sul computer quante tazzine gratis rimangono e le cancellano man mano che queste vengono consumate. 

E come spesso accade, l’idea diventa fenomeno e si espande a macchia d’olio in ogni angolo del pianeta. Oggi è possibile trovare anche un suspended coffee a Dublino, un cafè suspendu a Parigi e un uppskjuten a Stoccolma, così come bar che accettano e promuovono caffè sospe-si anche in Brasile, negli Stati Uniti e in Australia. 

Forse è solo una moda passeggera e probabilmente lo spirito di oggi è un po’ diverso da quel-lo di un tempo, ma resta pur sempre un pensiero carino per chi viene dopo di noi.    

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