Il regalo più bello

Adesso che la banda si era allargata, giocare insieme era ancora più divertente. La banda di Piero aveva fatto scoprire a Simone e Maria una zona dietro le casette in costruzione dove i muratori lasciavano mattoni e altri scarti di cui non avevano più bisogno. Siccome i mattoni e gli scarti di costruzione si trovavano in mezzo a piante, cespugli e un piccolo ruscelletto, i bambini avevano battezzato questo posto: la Giungla.

Tutti i pomeriggi dopo i compiti, si trovavano nella Giungla. Piero aveva messo tutti al lavoro e, in mezzo all’abbaiare di Buc che li seguiva ovunque e alle risate dei muratori che ogni tanto venivano a controllare che non facessero pasticci, i ragazzi avevano costruito una città fatta di vecchi mattoni, rametti d’albero, pezzi di plastica colorata, pezzi di ferro e altri oggetti buttati via nella Giungla da adulti che non si rendevano conto di quanto quegli scarti valessero per i bambini.

La città si sviluppava lungo il ruscello. C’era la piazza principale con il municipio, la via dello shopping con negozi con insegne colorate e la scuola della città con un bel giardino con le altalene e una costruzione per arrampicarsi. Vari ponti collegavano la parte est e ovest della città e il ruscelletto era stato parzialmente deviato per creare un bel porto dove i ragazzi giocavano con le loro barchette. L’avevano chiamata Porto Canale.

Maria era stata eletta sindaca all’unanimità e decideva dove si sarebbero costruite le prossime case o uffici. Maria lavorava a stretto contatto con Tabata, l’architetta, che passava le giornate a disegnare nuovi e bellissimi sviluppi per Porto Canale: nuovi ponti, un teatro, la biblioteca, il tribunale. Tabata aveva pure ideato un museo dove erano conservati i dipinti dell’artista più famoso di Porto Canale, Toni. Toni aveva solo cinque anni ed era quindi decisamente un artista astratto. I suoi uomini stecchetto con testoni enormi si vendevano ovunque nel mondo e decoravano il museo di Porto Canale con grande fierezza.

Simone e Ivan scavavano buche ovunque, si occupavano della costruzione di ponti e strade. Non erano sicuri della qualifica. Ogni tanto erano ingegneri, ogni tanto muratori, ogni tanto semplicemente scavatori di buca con pala. E poi c’era Piero. Insieme alla cugina Arianna, erano i proprietari della Gazzetta di Porto Canale. Ogni settimana Piero scriveva articoli che raccontavano quello che succedeva a Porto Canale, che sembrava una cittadina tranquilla, ma in realtà era un covo di delinquenti quasi ai livelli di Gotham City.

Sulla Gazzetta di Porto Canale si poteva leggere la storia del furto del secolo alla banca centrale: un gruppo di ladri era riuscito a portare via una montagna di lingotti d’oro, diamanti, rubini, smeraldi e milioni e milioni di biglietti di banca. La polizia di Porto Canale aveva inseguito i malviventi, ma questi si erano dileguati nella Giungla. Un’altra volta, un ladro si era munito di un’enorme calamita speciale e, in volo sopra la città sul suo dirigibile, aveva calamitato tutto l’oro di Porto Canale. I poveracci che avevano denti d’oro erano stati risucchiati dalla calamita e si erano ritrovati appiccicati al dirigibile in volo.

E poi era arrivata la cattiva notizia: a Porto Canale non c’erano più mattoni. I muratori avevano quasi finito i loro cantieri e non avevano più mattoni da buttare via. Porto Canale sembrava destinata a non poter più crescere. Da giorni i ragazzi si trovavano nella Giungla senza grande gioia. Anche l’arrivo del compleanno di Piero era passato in secondo piano. Non c’era molto da festeggiare. Porto Canale stava morendo.

Il giorno della festa di compleanno di Piero c’erano proprio tutti: gli amici, la mamma e il papà, gli zii e i nonni. Piero aveva ricevuto tantissimi bei regali con cui avrebbe potuto giocare per ore e ore, ma non riusciva a essere felice. A ogni nuovo regalo che riceveva, gli veniva in mente cosa avrebbe potuto farne a Porto Canale: un nuovo garage per tutte le macchinine che aveva ricevuto, un campo si allenamento per supereroi per i vari Avengers e avrebbe anche potuto costruire una pista d’atterraggio per il nuovo elicottero, magari sul tetto del nuovo ospedale. Ma con cosa avrebbe costruito tutto ciò?

E poi, quando ormai la festa volgeva al termine, lo zio di Maria e Simone, zio Pippo, disse ai ragazzi: “Prendete le vostre biciclette e andate alla Giungla”, ho una sorpresa per voi. I ragazzi presero le bici e, seguiti da Buc, pedalarono fino alla Giungla. Quando arrivarono sul posto, zio Pippo li aspettava con un sorriso meraviglioso sul viso e due occhi che brillavano per la gioia. I bambini lo guardarono con fare interrogativo. Perché zio Pippo era così felice?

E poi si accorsero che il portabagagli della macchina di zio Pippo era aperto. La sorpresa si trovava forse lì dentro? Buttarono tutti per terra le biciclette. Piero prese in braccio Toni che non riusciva a correre veloce come gli altri e, tutti insieme, si sporsero sul portabagagli. Ci fu un attimo di silenzio, poi si sentì un’esplosione di urla: “Evviva ! Grazie, grazie, zio! Uau !!”.

Zio Pippo stava immobile aspettando che i bambini e Buc si calmassero e la smettessero di saltellare. Solo i suoi occhi scintillavano nella luce dolce del tramonto. “Allora, continuate a saltellare o mi aiutate a scaricare tutto?”. A quelle parole i bambini iniziarono a svuotare la macchina: mattoni su mattoni uscirono dal cofano e formarono una pila enorme proprio di fianco al municipio. Non solo Porto Canale sarebbe sopravvissuta, ma si sarebbe allargata.

Questi mattoni erano il regalo più bello che Piero avesse mai ricevuto!

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